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Giacomo Chiesa
Fruizioni di massa

Fruizioni di massa, immagini e stereotipi

The Alps are interested by numerous temporally and physically localized flows. These flows are especially linked with that worthiness, often trivialized, which link the massive fruition of the mountains to the standardized actions connected with several punctual events (festivals, competitions, sports events). This massive dimension generates an oxymoron if compared to the desertification effect that interests the same territories in term of depopulation and loss of activities and services for inhabitants.
This series of photos wants to represent these massive and focalized uses of the alpine territory, which is interested and designed, in these specific cases, for peculiar flows of consumption processes (junkspace and junkmobility, Koolhaas, 2001). These spaces could be represented also by the parking areas, often dimensioned and organized for a demand disconnected with the local one (inhabitants) but motivated by phenomena, of course massive, but temporal rarefied.
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La dimensione urbana dell’abitare si riflette in modo discontinuo sul territorio alpino attraverso fruizioni massivore da parte della popolazione, in relazione ad attività standardizzate spesso collegate ad eventi puntuali (festival, sagre, gare, attività sportive). Dimensione ossimorica rispetto alla desertificazione che interessa, in molti luoghi, gli stessi territori. Questa contrapposizione rende l’immagine, la fruizione e il territorio stesso atopici, affetti da un’interpretazione passiva e sempre più legata a simboli semplificati e predefiniti. Questi simboli sono sottoprodotti della società urbana contemporanea, la prima vera e propria civiltà dello stimolo (visivo e uditivo, soprattutto), legata a una diffusa anestesia dello sguardo interpretativo. Questo aspetto è in gran parte determinato dal fatto che gli spazi pubblici e privati sono oggi costituiti da ambienti caratterizzati da continue possibili esperienze polisensoriali, ramificate in flussi esperienziali alquanto indifferenziati, reiterati nel tempo in modo più o meno ripetitivo.
In linea con gli usi massivori della montagna, le rappresentazioni comuni e più diffuse di questi territori (specialmente quelle pubblicitarie, ma in modo diffuso la gran parte delle immagini di diffusione di massa)  si legano, oggi sempre più spesso, a una curiosità banale e ridondante, definita altrove come pornografica (Dorfles, 2008) di elementi trascurabili della realtà. Essa costituisce solitamente gli elementi chiave per intercettare l’attenzione di fruitori non solo disattenti, ma non consapevoli complici. Questi meccanismi rappresentativi, che partono da raffigurazioni commercializzate e ricadono su fruizioni generalizzate acritiche, di massa, investono anche il territorio. Elemento caratterizzante è una comune ridondanza di segni, in opposizione alla carenza di profondità, significato e complessità di codice: dove oltre al contenuto (il significato) è la modalità espressiva ad essere impoverita da un lato, ed enfatizzata dall’altro, con la produzione di immagini in grado di “colpire rapidamente l’occhio”. Il rischio è che le case di marzapane o di cioccolato del mondo che un tempo era quello delle fiabe diventino reali spazi umanizzati, nuovi non luoghi, junkspaces costruiti sul modello Disneyland (Augé, 1997).

Giacomo Chiesa, Alberto Di Gioia
15 novembre 2010

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