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Davide Baldrati
Di qua e di là dal fiume

Photographic research on the Delta of the Po: rural villages and Land Reform in Pierluigi Giordani’s experience
In the immediate post-war period, almost half of the Italian population lived exclusively on agriculture. The Italian State took care of the agricultural world by launching, in 1950, the Land Reform promoted by then Head of Government De Gasperi. In the peninsula, eight different districts were thus identified, in which Institutions were set up with the task of expropriating, transforming and assigning land to the peasants.
In the Delta Padano district, 28 municipalities were involved, among which the provinces of Venice, Rovigo, Ferrara and Ravenna. In these territories, from the 19th century to the mid-1960s, land reclamation works were carried out. The reclaimed lands were assigned according to the quantity of the workforce of each family, which, by paying annually a repossession fee, allowed them to become owners of the land they worked in the space of thirty years.
The first works began in 1953, with the creation of a real urban fabric. The Institution built houses, roads, water works and rural villages in order to ensure essential services (church, primary school, kindergarten and local haunt) for a population between 1,000 and 1,500 inhabitants.
The design of some of these villages was entrusted to Pierluigi Giordani, who between 1954 and 1963 took part in the creation of seven resorts: Santa Giustina, Cà Mello, Marchiona, San Romualdo, S. Apollinare, Oca and Corte Cascina.
The villages reveal themselves to the visitor through a masterful compositional study and careful attention to the use of materials.
My photographic work starts from these gathering places, designed with the intent of creating an identity for the community that uses them, and extends to the surrounding urban sprawl and it ends with my home country, Savarna, which is itself located in an area crossed by centuries of reclamation, a few kilometers from the village of San Romualdo in the municipality of Ravenna.
In these places, as schoolchildren and in our teens, when we played football in the courtyards in the afternoon after school, we split into two teams: those «here» against those «beyond». It was the Lamone River, dividing Savarna, Grattacoppa and Conventello from Torri, that separated us. A few months ago I discovered by reading a book by Sauro Ravaioli, called Il Conventello di Sant’Ubaldo, that until the 18th century in the suburban Ravenna territory there were two regions that bore the name of Savarna: one was called «Savarna here» and the other one «Savarna beyond», divided by the course of the river.

Ricerca fotografica sul Delta del Po partendo dai borghi rurali di fondazione della Riforma Agraria nell’esperienza di Pierluigi Giordani
Nell’immediato dopoguerra quasi la metà della popolazione italiana viveva esclusivamente di agricoltura. Lo Stato Italiano si occupò del mondo agricolo varando, nel 1950, la Riforma Agraria voluta dall’allora Governo De Gasperi. Furono così identificati otto distinti comprensori nella penisola nei quali vennero costituiti degli Enti con il compito di espropriare, trasformare e assegnare le terre ai contadini.
Nel comprensorio del Delta Padano furono coinvolti 28 comuni tra le provincie di Venezia, Rovigo, Ferrara e Ravenna. In questi territori si sono susseguite a partire dall’Ottocento opere di bonifica fino alla metà degli anni Sessanta del Novecento. I terreni bonificati venivano assegnati in base alla quantificazione di forza lavoro di ogni singola famiglia che, pagando annualmente un canone di riscatto permetteva loro di diventare proprietari della terra che lavoravano nell’arco di trent’anni.
A partire dal 1953 ebbero inizio le prime realizzazioni, con la creazione di un vero e proprio tessuto urbano. Vennero costruiti dall’Ente case, strade, opere idrauliche e i Borghi rurali per garantire i servizi di prima necessità (chiesa, scuola elementare, asilo e circolo di ritrovo) relativi ad una popolazione variabile tra i 1000 e i 1500 abitanti.
La progettazione di alcuni di questi Borghi venne affidata a Pierluigi Giordani che tra il 1954 e il 1963 prese parte alla realizzazione di ben sette complessi: Santa Giustina, Cà Mello, Marchiona, San Romualdo, S. Apollinare, Oca e Corte Cascina.
I borghi si svelano al visitatore attraverso un sapiente studio compositivo e alla marcata attenzione per quanto riguarda l’utilizzo dei materiali.
Il mio lavoro fotografico parte da questi luoghi di aggregazione, progettati con il chiaro intento di creare un’identità per la collettività che li fruisce e si allarga alla città diffusa circostante fino ad arrivare al mio paese di origine, Savarna, che si trova anch’esso in un’area attraversata da secoli di bonifiche a pochi chilometri dal borgo di San Romualdo nel Comune di Ravenna.
In questi luoghi da bambini e poi da ragazzi quando giocavamo a calcio nei cortili, il pomeriggio dopo la scuola, ci dividevamo in due squadre: quelli di qua contro quelli di là. A separarci era il fiume Lamone che divide Savarna, Grattacoppa e Conventello da Torri. Alcuni mesi fa ho scoperto, leggendo il libro Il Conventello di Sant’Ubaldo di Sauro Ravaioli, che nel territorio ravennate extraurbano fino al secolo XVIII c’erano due regioni che portavano il nome di Savarna: una si chiamava Savarna di qua e l’altra Savarna di là, divise dal corso del fiume.
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