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Enrico Bedolo
Alfabeto delle pianure

The project Alfabeto delle Pianure (The Alphabet of the Plains) highlights objects found in the flat, highly fertile territory of the Po river countryside, following a very precise method.
The isolation of the object, the framing and the light always constant, the uniformity of the landscape make these objects (religious buildings, sewers, cisterns, abandoned houses, ruins of inhabitations) metaphysically lyrical, deny them any anecdotal possibility (no figure in sight, and almost always uninhabitable pieces of architecture) and turn them almost into mere signs of themselves.
Moreover, the homogeneity of the method confers intensity to the variants and draws attention to the forms, the consonances (the rhymes) and the hints at elsewhere: the Romanesque parish church is the same shape as the farmhouse, the black cistern in the thicket is like some maleficent figure from a fairytale, Nature’s slow labour (but here we are in one of the most intensely anthropized agricultural landscapes on the planet) reabsorbs ruins, historical facades and constructions to regulate the waters.
Nothing picturesque, nothing nostalgic. The landscape proposed here is a contemporary agricultural one, albeit meta-historical, that reveals through the slowness and insistence of the eye aspects which are invisible, perhaps because it is outside any potentially promotional narrative context: these elements belong to history and to the very texture of the landscape of the plain, they all but constitute the inventory of a memories removed.
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Il progetto Alfabeto delle Pianure rivela oggetti trovati nel territorio piatto e fertilissimo della campagna padana con modalità e metodo ben precisi. L’isolamento dell’oggetto, l’inquadratura e la luce sempre costante, l’uniformità del paesaggio rendono questi oggetti (edifici religiosi, chiaviche, cisterne, case abbandonate, rovine di abitazioni) metafisicamente lirici, sottratti ad ogni possibilità aneddotica (nessuna figura in campo e quasi sempre si tratta di architetture inabitabili) e quasi solo segni di se stesse. L’uniformità del metodo, poi, conferisce intensità alle varianti e attenzione alle forme, alle consonanze (alle rime) e ai rimandi ad altrove: la pieve romanica ha la stessa forma della cascina, la cisterna nera nel roveto è come la figura malefica di un racconto di fiabe, il lento lavoro della natura (ma siamo in uno dei paesaggi agrari più intensamente antropizzati del pianeta) riassorbe rovine, facciate storiche, costruzioni funzionali al governo idrico.
Nulla di pittoresco, nulla di nostalgico. Quello offerto è un paesaggio agrario contemporaneo anche se metastorico, che rivela con la lentezza e l’insistenza dello sguardo aspetti invisibili forse perché fuori da ogni contesto narrativo potenzialmente promozionale: questi elementi della storia e della costituzione stessa del paesaggio di pianura ne costituiscono quasi l’inventario di una memoria rimossa.


Paolo Barbaro

Bedolo’s bio