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Giuseppe Moccia
Un Giardino su Misura

Back in 1939 Fiat’s “Mirafiori”, one of the largest car factory in Europe, was built on the southern edge of Turin leading to a massive internal migration.
Between ‘53 and ‘65 the local population doubled, dictating the construction of a new suburban, dorm-style district called “MirafioriSud”.
A newly born generation of white collars, who had left the countrysides of southern Italy, was forced into a urban lifestyle.
As a response to that, those former countrymen started occupying small allotments of state-owned and private soil.
Season after season they have molded the landscape to their cultivation needs. Nowadays there are about 700 spontaneous allotments which stand for the creativity, persistence and identity of their owners.
As part of my long term project on the changes of the anthropic landscape in Italy I’ve been photographing this site across one year.
Following a renovated interest upon urban green, these small clusters are now involved into a transformation process with both negative and positive consequences.
On one side there’s an institutional project which would remove all the allotments in order to create a public park regardless of their history, and socio-anthropological value. On the other side, a group of scientists and sociologist has undertaken a long term project based on the will to understand this complex reality and to involve the social dynamics as a vehicle for change.
Today this interstitial area, between the town and highway, too small to be exploited by traditional agriculture, expresses a great potential of grassroots farming capable of creating social connections, endorsing urban suburbs.
What has been evolving at the flow of nature is now being stopped to follow the pace of civilization.
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Nel 1939 l’apertura della fabbrica FIAT “Mirafiori”nella periferia Sud di Torino, segnò l’inizio di un ampio flusso migratorio interno all’Italia.
Tra il ‘53 e il ‘65 l’incremento della popolazione residente in quest’area richiese la costruzione di un nuovo quartiere-dormitorio chiamato “Mirafiori Sud”.
Questa neonata generazione di operai fu costretta ad un inurbamento funzionale al mantenimento dell’ordine sociale.
In risposta a tali cambiamenti, gli ex-contadini iniziarono ad occupare e coltivare piccole porzioni dei terreni agricoli, demaniali e privati, compresi tra il quartiere e il torrente Sangone.
Stagione dopo stagione, hanno plasmato questo territorio interstiziale in funzione delle necessità di coltivazione. Oggi sono stati censiti più di 700 orti spontanei, espressione dell’identità, creatività e persistenza dei loro coltivatori.
Come parte integrante del mio progetto sul cambiamento del paesaggio antropico in Italia, ho fotografato quest’area ispirandomi al ciclo delle stagioni.
A seguito di un rinnovato interesse per il verde urbano, quest’area è stata investita da progetti di riqualificazione urbanistico-ambientale con conseguenze sia negative e che positive.
Da un lato la pubblica amministrazione attuerebbe un progetto che prevede l’abbattimento degli orti per realizzare un parco “tradizionale”. Dall’altro, un gruppo di agronomi, paesaggisti e sociologi – riuniti all’intero del progetto MiraOrti della Cooperativa Biloba – ha avviato un percorso di ricerca teso a comprendere la complessità dei luoghi, e a immaginare in chiave progettuale un futuro per questearee, che intenda le dinamiche sociali come risorse per il cambiamento.
In ambito cittadino questi ultimi tasselli di paesaggio agrario, integrati nel tessuto urbano, possono ridare un senso e un’attrattiva a queste periferie. Queste aree, troppo frammentate per essere redditizie per un’agricoltura tradizionale, hanno oggi un grande potenziale per sperimentare un’agricoltura di prossimità capace di creare legame sociale, valorizzando i confini urbani e le aree
residuali.
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Moccia’s Bio