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Francesco Neri
Faenza

Francesco Neri introduce e spiega la ricerca da lui intrapresa sul ritratto come un esperimento di indagine fotografica sulle categorie umane e sociali, ispirato esplicitamente alla monumentale impresa di August Sander, che per anni ha lavorato con l’intenzione di costruire un atlante visivo dei “tipi” sociali del popolo tedesco, punto di riferimento imprescindibile per chiunque si confronti con il genere del ritratto, soprattutto in una prospettiva così sistematica. Ogni serie di immagini appartiene a uno specifico sottogenere che non è mai funzionale alla creazione di nette e rigide separazioni, risponde piuttosto all’esigenza di ordinare e strutturare un progetto di studio a lungo termine sul senso, il significato e i risvolti della pratica del ritrarre, sempre animato dal tentativo di cogliere di ogni individuo anche gli aspetti più autentici, indipendenti dalle maschere sociali. Frutto di un lavoro paziente, dove tutto è misurato e calcolato, i ritratti di Francesco Neri, non sono mai veloci “scatti rubati”.
Consapevole della potenziale violenza invasiva del fotografare, infatti, cerca sempre di trovare un punto di incontro e confronto con le persone che accettano di mettersi in posa, e in attesa, per lasciarsi riprendere dalla fotocamera. Nella fase pratica della ripresa Neri procede cercando un’ambientazione che possa contribuire a caratterizzare il più possibile le persone che ritrae e studiando prima di tutto il taglio dell’inquadratura dello spazio “vuoto”, all’interno della quale individua successivamente il punto esatto dove collocare il soggetto da ritrarre. La composizione dello sfondo diventa dunque importante quanto la riproduzione della figura umana, anche grazie alla straordinaria resa dei più piccoli dettagli e alla maggiore definizione e finezza di grana, ottenuta utilizzando una camera di grande formato, che è anche ulteriore strumento di esercizio alla pazienza e all’attesa.

Neri